VISSUTI NEGATIVI DEI BAMBINI/RAGAZZI CON DSA

Molti adulti si lamentano di come i bambini con DSA (disturbi specifici dell’apprendimento) dimostrino un atteggiamento di basso interesse, noia, pigrizia, svogliatezza e scarso impegno.

VISSUTI NEGATIVI DEI BAMBINI/RAGAZZI CON DSA

MA PERCHE’ DEVO FARLO? TANTO NON SONO CAPACE

Questa serie di comportamenti evidenziano la fatica nello svolgere compiti ed attività particolarmente complessi per loro; di conseguenza, i bambini/ragazzi gettano la spugna ancor prima di provare: la loro domanda, in realtà, è “Ma perché devo farlo? Tanto non sono capace”.
Il loro vissuto emotivo è strettamente connesso anche al modo in cui le situazioni vengono affrontate all’interno della famiglia e a scuola. L’intervento psicoeducativo deve coinvolgere le diverse istituzioni ed i servizi che si occupano del benessere del bambino: bisogna evitare che si crei una situazione psicologica negativa, caratterizzata da bassa autostima, scarsa autoefficacia, bassa motivazione, abbandono scolastico, isolamento, poca apertura alle relazioni, paura di mettersi alla prova.
Francesca ci ha detto che “preferisce uscire che stare in classe”: la bambina si percepisce in qualche modo diversa dai compagni che frequentano regolarmente le lezioni e non vive serenamente il clima scolastico. Sa che, una volta uscita dalla classe, potrà rilassarsi un poco, non dovrà correre il rischio di essere messa alla prova davanti a tutti.

VISSUTI NEGATIVI DEI BAMBINI/RAGAZZI CON DSA
A SCUOLA E IN FAMIGLIA

A scuola sarebbe meglio evitare di fornire prove eccessivamente difficili o eccessivamente semplificate: ogni bambino fin da piccolo deve avere a disposizione delle condizioni adeguate perché possa imparare come tutti gli altri. Preparare prove troppo semplici non è per lui fonte di apprendimento: esse non vengono percepite come una sfida, non aggiungono novità al bagaglio esperienziale del bambino/ragazzo; inoltre, potrebbe verificarsi il rischio che gli venga pregiudicata la possibilità di raggiungere il diploma in sede di maturità, conseguendo solamente un attestato che, a sua volta, avrà delle implicazioni nel futuro lavorativo.
Bisogna pianificare insieme alla famiglia un apprendimento a lungo termine, pensando alla crescita personale, sociale e professionale del bambino: l’obiettivo non è togliere la difficoltà, ma fornire gli strumenti affinché egli possa affrontarla in prima persona.
La famiglia è un riferimento essenziale e deve porsi come un supporto per il bambino, dunque evitando ansia eccessiva da riversare su di lui, incoraggiando i suoi miglioramenti e invogliandolo a dare il meglio senza caricarlo eccessivamente.
Continui sostegni, rassicurazioni, empatia rispetto ai suoi vissuti emotivi, permettono al bambino di crescere in un clima familiare sereno.

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IN CONCLUSIONE

Ogni persona possiede punti di debolezza e punti di forza: in famiglia e a scuola è utile impostare un dialogo costruttivo con il figlio, migliorando i primi e lavorando insieme per limitare o ridurre i secondi.

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