Teorie e Modelli della Comunicazione

Teorie e Modelli della Comunicazione

Che cos’è la comunicazione?

Il termine comunicare deriva dal latino e può essere scomposto in due modi differenti:

  • cum+munus: dono scambiato, rimanda al passaggio e alla trasmissione delle informazioni.
  • cum+moenia: fraternità entro le stesse mura, rimanda al fatto che non è possibile comunicare senza tenere in considerazione la relazione sociale.

Autori diversi hanno proposto negli anni numerose definizioni di comunicazione che trovano un punto di accordo in “uno scambio comunicativo tra due o più partecipanti, dotato di intenzionalità reciproca e di un certo livello di consapevolezza, in grado di far condividere un determinato significato sulla base di sistemi simbolici e convenzionali di significazione e di segnalazione secondo la cultura di riferimento”.

Questa definizione presenta dei limiti perché non sempre la comunicazione è convenzionale o intenzionale (alcune forme di comunicazione sono, ad esempio, basate su processi di pensiero impliciti, si pensi agli stereotipi che sono automatici).

Le forme di comunicazione che vengono annoverate sono molteplici: comunicazione verbale e non verbale, comunicazione persuasiva, del rischio, pubblica o politica.

Le funzioni della comunicazione

Teorie e Modelli della Comunicazione

La comunicazione ha due funzioni principali, una proposizionale e l’altra relazionale. La prima fa riferimento al processo di elaborazione, codifica e trasmissione delle informazioni, organizzate generalmente sotto forma di proposizioni e quindi servendosi del linguaggio. Nel secondo caso, invece, si tratta di capire come la comunicazione genera, sviluppa, mantiene una relazione, come interviene nel suo cambiamento o nella sua estinzione.

Per comprendere meglio il tema delle funzioni della comunicazione entra in gioco la teoria di Jakobson, egli considera sei elementi comunicativi, ad ognuno dei quali assegna una funzione:

  1. referenziale: riferita al contesto.
  2. emotiva: riferita al mittente.
  3. conativa: riferita al destinatario.
  4. fàtica: riferita al canale.
  5. poetica: riferita al messaggio.
  6. metalinguistica: riferita al codice.

I modelli classici

Shannon e Weaver (1949): il modello strutturale

Uno dei primi modelli classici sulla comunicazione, diversamente da come ci si aspetterebbe, è un modello matematico che nasce dall’opera di due matematici statunitensi, Shannon e Weaver.

Il loro è un modello strutturale in cui la funzione relazionale è completamente assente, mentre ci si concentra su ruoli e processi. Si parte da una fonte che genera un messaggio, il quale viene poi codificato e trasmesso tramite un canale ad un destinatario volto alla decodifica; un ruolo decisivo è svolto dal rumore, elemento ambientale che può ostacolare la comunicazione e dal feedback, cioè dall’informazione di ritorno.

Il punto di forza di questo modello risiede nella sua generalizzabilità: costruito per risolvere dei problemi tecnici è applicabile anche ad altri sistemi.

La teoria degli atti linguistici di Austin (1962) e il principio di cooperazione di Grice (1975): il modello pragmatico

Il modello pragmatico si concentra su uno dei tre livelli del linguaggio, ossia il livello pragmatico; esso studia la relazione tra segno e attore e lo scopo per il quale viene emessa una frase. Secondo tale modello il significato di una frase dipende dalla relazione tra chi parla e chi ascolta all’interno di uno specifico contesto.

Con la sua teoria degli atti linguistici Austin lascia il piano delle regole linguistiche per analizzare le conversazioni di uso quotidiano che i soggetti hanno. Il principio da lui seguito è “dire è fare”, con il quale intende che il linguaggio è orientato all’azione e gli enunciati possono apportare un cambiamento alla realtà o ai processi mentali degli interlocutori tanto quanto le azioni.

All’interno del modello pragmatico ritroviamo anche il famoso principio di cooperazione di Grice: “dai il tuo contributo alla conversazione così come è richiesto, al momento opportuno, dagli scopi o dall’orientamento comune del discorso in cui sei impegnato”. Quando noi partecipiamo ad una conversazione, partiamo dal presupposto che gli altri non vogliano imbrogliarci ma che stiano parlando in modo tale da cooperare con noi.

Il valore e la forza di questo principio risiedono nel fatto che spiega come sia possibile, per un ascoltatore, intendere qualcosa di più o di diverso rispetto quanto il parlante dice letteralmente, in modo da far sì che il principio venga rispettato. Per capire meglio come funziona può essere utile un esempio classico:

A: “sai che ore sono?”.

B: “mah, è già passato il lattaio…”.

A primo impatto la risposta di B non sembra rispettare il principio di cooperazione, poiché non fornisce ad A l’orario richiesto; se però B sa che A conosce l’ora in cui di solito passa il lattaio, allora A può implicare, dedurre, dalla risposta di B che ore sono: in questo modo B ha rispettato il principio.

Il modello psicologico di Bateson (1972) e Watzlawick (1967)

Questi due autori introducono una nuova visione della comunicazione, che per loro diventa espressione della relazione che intercorre tra mittente e destinatario (ricordiamo invece che nel primo modello classico la relazione non era contemplata). Sostengono che è possibile interpretare un messaggio basandoci sul tipo di relazione, ad esempio, la frase “come ti sta male questa maglietta!” ha un effetto diverso a seconda del tipo di relazione che abbiamo con chi la pronuncia e anche di quante volte viene ripetuta.

Uno degli assiomi più importanti è sicuramente “è impossibile non comunicare” secondo il quale ogni scambio, anche quello inconsapevole o implicito, persino il silenzio, è comunicativo ed esercita un’influenza. Non può esistere la non comunicazione in quanto non può esistere il non comportamento ed impossibile non interagire ad un qualche livello.

Teorie e Modelli della Comunicazione

Conclusioni

Questo breve riepilogo della letteratura sulla comunicazione, con un focus sui principali modelli e teorie, mostra quanto vasto sia il panorama su questa tematica. Essa riveste, ad oggi, un ruolo di rilievo in numerose discipline come la psicologia, la sociologia, la filosofia, la linguistica, l’informatica così come in molteplici campi della nostra vita di tutti i giorni. La comunicazione è al centro delle nostre relazioni (le influenza e ne viene influenzata), domina il mondo dei mass media e della politica, interviene nella promozione del benessere, dei comportamenti prosociali (ad esempio quelli a favore dell’ambiente) e nella prevenzione del rischio. È evidente quindi la portata sociale di questo argomento e l’importanza di un continuo lavoro di approfondimento e aggiornamento.

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