La teoria degli stadi cognitivi di Piaget

Forse la cosa più incomprensibile circa il mondo è che esso è comprensibile.
Einstein

Piaget è stato uno dei personaggi più importanti di tutta la psicologia dello sviluppo. L’influenza delle sue intuizioni spazia, infatti, dalla psicologia del bambino all’educazione fino a raggiungere aree destinate alla filosofia. Nella visione dello studioso, ogni incontro del bimbo con oggetti o persone conduce alla formazione di modalità generali di comprensione del mondo.

COME FACCIAMO A CONOSCERE IL MONDO?

La soluzione che Piaget offre a questa domanda si presenta tanto semplice quanto rivoluzionaria. Un bambino conosce e comprende un oggetto, una palla o un sonaglio ad esempio, attraverso le sue azioni (fisiche o mentali) su di esso. Potremmo dire che una persona “costruisce” la sua conoscenza in quanto è parte attiva del processo di conoscenza e contribuisce anche alla forma che la conoscenza assume. La conoscenza che il bambino possiede del mondo circostante cambia con lo sviluppo del suo sistema cognitivo. Un bambino molto piccolo si costruisce una conoscenza pratica dei concetti di “vicino” e “lontano”, “sopra” e “sotto”, mentre un bambino più grande riesce a costruire delle relazioni fra oggetti e ambiente a partire da simboli mentali che sono il frutto di una capacità di astrazione raggiunta durante la crescita.

GLI STADI DELLO SVILUPPO COGNITIVO

  1. Periodo sensomotorio (dalla nascita a 2 anni circa): il piccolo comprende il mondo in termini di azioni manifeste, fisiche, che esercita su di esso.
  2. Periodo preoperatorio (da 2 a 7 anni circa): il bambino non compie più solo semplici aggiustamenti percettivi e motori nei confronti degli oggetti ma scopre i confini del suo corpo e vede se stesso come un oggetto in un mondo di oggetti; ora può usare i simboli (immagini mentali, parole e gesti).
  3. Periodo delle operazioni concrete (da 7 a 11 anni circa): sebbene il bambino utilizzi segni e simboli, il suo pensiero per molti versi è ancora limitato, il bambino infatti non riesce ancora a mettersi nei panni di un’altra persona o a prestare attenzione a più aspetti di una data situazione.
  4. Periodo delle operazioni formali (da 11 a 15 anni circa): le operazioni mentali non sono più limitate a oggetti concreti ma possono essere applicate ad affermazioni verbali o logiche, al possibile come al reale, al futuro e al presente.

COME E PERCHE’ IL BAMBINO SI SVILUPPA ATTRAVERSO QUESTI STADI?

L’accento posto sugli stadi potrebbe indurci a dimenticare che il pensiero di fatto si sviluppa negli scambi quotidiani che il bambino intrattiene, momento per momento, con il suo ambiente fisico e sociale. Piaget considera uno stadio come una totalità integrata che organizza le parti. Ogni stadio ha una struttura diversa che dà il via a un diverso tipo di interazione fra bambino e ambiente. Il punto essenziale nell’approccio stadiale è che il passaggio attraverso gli stadi comporta cambiamenti strutturali che sono per natura qualitativi anziché quantitativi.

COME EMERGONO NUOVE FORME DI PENSIERO?

Nella teoria esposta, i passi che il bambino compie nella direzione della conoscenza avvengono grazie a due invarianti funzionali ovvero a due funzioni intellettive che operano attraverso lo sviluppo. L’organizzazione cognitiva, la prima delle funzioni intellettive, è quella tendenza del pensiero ad essere costituito da sistemi le cui parti sono integrate in modo tale da formare un tutto. L’altra funzione intellettiva di base, l’adattamento cognitivo, è relativo all’integrazione fra ambiente e organismo. L’adattamento implica poi due processi complementari: l’assimilazione e l’accomodamento. Per assimilazione si intende il processo per cui la realtà viene adeguata all’organizzazione cognitiva di cui si dispone in quel preciso momento e per quanto riguarda l’accomodamento intendiamo quelle modifiche che avvengono nell’organizzazione cognitiva conseguentemente alle esigenze di realtà. I due invarianti funzionali di base coinvolgono, però, un terzo invariante funzionale: l’equilibrazione, ogni organismo si sforza di raggiungere un equilibrio con l’ambiente e con gli elementi cognitivi che porta dentro di sé.

IN CONCLUSIONE

Piaget intende il comportamento come una determinante nel cambiamento evolutivo, afferma che esistono stadi invarianti nel modo in cui il bambino acquisisce la conoscenza del mondo e che questi cambiamenti stadiali comportano dei cambiamenti nella struttura del pensiero.
Anche se volessimo sollevare dubbi o perplessità in riferimento a questi studi, come avviene ad esempio per la scarsa attenzione rivolta allo sviluppo sociale ed emotivo del bambino, non possiamo esimerci dal considerare questi studi come il termine di paragone per ogni studio che mira a comprendere l’organizzazione mentale del conoscere e della conoscenza in generale.

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