LA REGOLAZIONE EMOTIVA

Genitore e bambino fin dai primi giorni di vita di quest’ultimo comunicano attraverso le espressioni del volto, più in là con vocalizzi e sorrisi. Entrambi condividono una comunicazione affettiva basata proprio sulle reciproche competenze. Tale scambio è tanto più positivo quanto il caregiver riesce a sintonizzarsi con il bambino. Questa prima forma di relazione strutturerà il legame di attaccamento tra i due e sarà la base dei futuri modelli operativi che il bambino costruirà per potersi relazionare con gli altri e regolare le emozioni che prova.

LO SVILUPPO DELLA REGOLAZIONE EMOTIVA

Il raggiungimento di una valida regolazione emotiva (ovvero, quella complessa funzione mentale che consente la modulazione degli stati emotivi al fine di renderli funzionali alle richieste dell’ambiente), appare fondamentale nella costruzione della personalità del bambino. Gli stili di regolazione emotiva sono il risultato della specifica combinazione tra le caratteristiche neurobiologiche e temperamentali del piccino e le caratteristiche delle figure che lo accudiscono.  I modelli di attaccamento che il piccolo vive nei primi due anni con i genitori possono considerarsi forme di regolazione diadica in cui il figlio sperimenta la disponibilità emotiva che la madre e il padre gli forniscono. Il bambino sin dai primi mesi di vita possiede già strategie comportamentali volte a regolare l’intensità delle emozioni positive o negative avvertite ma queste modalità non possono garantire un’adeguata regolazione emotiva nel tempo poiché solo attraverso l’interazione con le figure di accudimento il bimbo può rappresentare se stesso come capace a livello comunicativo e come figlio di genitori affidabili e disponibili.

REGOLAZIONE EMOTIVA E DIFFERENZE DI GENERE

Alcuni esperimenti, rivelano che i bambini maschi potrebbero essere più vulnerabili all’inespressività materna rispetto alle bambine che sembrerebbero, invece, maggiormente orientate agli oggetti e alla loro esplorazione. Le madri di figli maschi, per sopperire alla difficoltà di regolazione emotiva del proprio bambino, tenderebbero spesso ad esercitare un monitoraggio maggiore rispetto a quello esercitato con le figlie femmine.
La differenza di regolazione emotiva legata al genere si evince anche in presenza di madri depresse. I bambini, davanti allo scarso sostegno regolatorio della madre presentano più disagio e disregolazione rispetto alle bambine che intrattengono lo stesso tipo di rapporto con la madre.

REGOLAZIONE EMOTIVA E SISTEMA MADRE-BAMBINO

La regolazione emotiva non riguarda, però, solamente le emozioni di breve durata ma anche stati affettivi positivi e negativi che si protraggono nel tempo. E’ bene considerare che questi stati emotivi tendono a stabilizzarsi e autorganizzarsi, in quanto governati da processi biologici del tutto simili a quelli in grado di regolare il ritmo sonno-veglia. Gli stati emotivi del piccino, allora, si delineano come organizzatori fondamentali delle sue esperienze di relazione e vengono influenzati proprio dalla responsività materna. Se una madre è affetta da una grave patologia psichica, può influenzare lo stato affettivo del proprio figlio che nell’interazione con lei percepisce la rabbia o la tristezza esperite e, una volta assorbito tale stato all’interno di sé, tende nel bimbo a stabilizzarsi diventando così meno sensibile agli stimoli, positivi o non, che può ricevere.

In questa prospettiva, la coppia genitore-figlio che si va formando nel primo anno di vita appare tesa alla creazione di un sistema di regolazione emotiva che può assumere risvolti adattivi o disfunzionali. Il sistema diadico sembra, quindi, coincidere con i legami di attaccamento con le prime figure di accudimento e con la loro disponibilità emotiva.

IN CONCLUSIONE

Il sistema nervoso viene influenzato dalle prime esperienze affettive del bambino. I sorrisi, gli sguardi e le stimolazioni tattili presenti nel gioco faccia a faccia tra madre e figlio svolgono la funzione di costruire specifici stili di regolazione emotiva collegabili ai modelli di attaccamento.

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