Il primo colloquio logopedico

L’importanza del primo colloquio

Nel caso di un paziente minore la presa in carico del bambino inizia con un confronto tra lo specialista e i genitori che avviene nel primo colloquio.

Il primo colloquio è di fondamentale importanza: in questo momento infatti si instaura la relazione di fiducia tra il logopedista e i genitori.

In questa fase inoltre ogni informazione legata allo sviluppo del bambino può essere uno strumento prezioso per una buona comprensione del problema.

Come avviene il primo colloquio?

Di norma, se il paziente si colloca in età prescolare, il primo colloquio si svolge con la sola presenza dei genitori in quanto questa prima parte prevede che il logopedista sottoponga le domande funzionali alla comprensione del motivo per cui si rivolgono allo specialista.

All’inizio dell’incontro vengono registrati i dati anagrafici e viene effettuata la presa visione del consenso informato.

Il logopedista analizza poi le preoccupazioni e le aspettative dei genitori rispetto a questo percorso. Per quanto concerne i genitori, anche le informazioni strettamente legate alla loro vita come scolarità, professione ed eventuale presenza di bilinguismo in famiglia risultano significative.

Inizia poi la stesura del profilo anamnestico in cui lo specialista indaga fattori come:

  • La storia familiare, in modo tale da poter individuare l’eventuale presenza del disturbo presentato dal paziente o di altri problemi significativi anche negli altri membri del nucleo familiare
  • Il periodo e la forma di insorgenza del disturbo del bambino
  • L’eventuale manifestazione di complicanze legate al parto oppure comparse nel periodo perinatale e postnatale
  • Lo sviluppo motorio
  • L’età e le modalità di comparsa delle prime parole
  • Il periodo e la procedura di svezzamento
  • Il metodo di allattamento (naturale o artificiale) e l’età fino a cui si è protratto
  • L’eventuale frequentazione del nido
  • La figura con cui l’utente trascorre la maggior parte del suo tempo nella vita quotidiana
  • L’eventuale ricorrenza di otiti
  • L’utilizzo del gesto per comunicare, in quanto il gesto si configura come un fondamentale precursore del linguaggio
  • Il grado di comprensibilità del bambino quando cerca di esprimersi
  • Le forme di interazione del piccolo sia con gli adulti sia con i coetanei
  • La tendenza del bambino a richiedere il supporto del caregiver nel momento in cui si trova in difficoltà e il modo in cui esprime la sua richiesta di aiuto
  • L’abitudine a raccontare e a raccontarsi in famiglia
  • La respirazione durante il sonno, ad esempio per valutare la propensione alla respirazione orale e dunque la potenziale presenza di problemi alle adenoidi
  • La capacità del minore di seguire il suo interlocutore con lo sguardo durante il processo di comunicazione, in modo tale da avere uno strumento aggiuntivo per analizzare la presenza di un disturbo dello spettro autistico
  • La capacità del bambino nel controllo sfinterico
  • L’alimentazione, in particolare la preferenza o il rifiuto di precise tipologie di alimenti e il grado di autonomia nell’alimentazione
  • L’utilizzo di TV, smartphone, tablet e videogiochi
  • Il gioco, ad esempio l’abilità del bambino nel prendere parte a giochi in cui “fa finta di…”

In ultima istanza, emerge la necessità di esaminare da un lato la reazione del genitore e dall’altro quella del piccolo paziente rispetto a episodi di comparsa del disturbo: il logopedista infatti può offrire alcune direttive rispetto a come sarebbe più opportuno comportarsi in questi casi per evitare di mettere involontariamente il bambino in una situazione di maggiore difficoltà.

ENTRA IN CONTATTO CON EDUCANDO:

Contattateci per avere maggiori informazioni!

Nessun commento ancora

Lascia un commento